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Ilaria Brugnotti
Avevo 18 anni appena compiuti, alla vigilia della quinta superiore. Ero davanti ad un bivio: smettere o continuare ad allenarmi? Pensai: «Ci sarà da studiare…!». A malincuore e con poca convinzione decisi di appendere le mie mezze punte al chiodo. Meglio terminare con il ricordo di una vittoria ad una gara amatoriale che si chiamava “Trofeo Quadrifoglio”. Dopotutto, il nome era di buon auspicio.

La mia lontananza da quella palestra – la  Società Forza e Coraggio di Milano – ai suoi odori vecchi di cento anni, ai muri scrostati degli spogliatoi, alla polvere della pedana che bruciava le ginocchia, durò ben poco. Dopo 4 mesi ero già a far da assistente – gratuitamente - ad una mia ex insegnante e mi pareva di aver ritrovato la vita!

Perché è così: la ginnastica ritmica, a qualsiasi livello, ti entra nelle ossa, negli umori, nell’essenza dell’anima. O la ami, o la odi, verrebbe da dire. Ma se la ami, lo fai per davvero, ed è un legame profondo che trascende il tempo e ti accompagna ovunque tu sia.

Quindi, per farla breve, in palestra, dopo 13 anni da ginnasta, ci ho messo le tende per altri 10 anni in veste di allenatrice e di giudice, passando per la Società Ginnastica Ticinese di Milano, per arrivare all’ASD Gymnasium ’97 di Bollate, in cui ho forse passato i momenti più belli della mia carriera. Sacrifici: due volta alla settimana mi caricavo le ginnaste in macchina e dalla zona sud di Milano… via verso Bollate. Esattamente dalla parte opposta della città. Non importa il traffico, non importa il tempo: si andava ad allenarsi insieme alle ginnaste della sede bollatese per preparare al meglio le gare. La nostra sede distaccata di Milano non aveva la pedana, per cui era indispensabile questo nostro viaggio verso Nord! Gli altri 4 giorni li passavo, assieme alle mie allieve, in una palestra fredda e piuttosto squallida, del Centro Puecher di Milano.

Ad un certo punto, però, la vita nuovamente ti chiama a fare i conti. E la realtà torna prepotentemente alla ribalta: la ginnastica ritmica non ti permette, spesso, di «campare». E, nonostante l’amore incredibile e la passione che provi, devi scegliere. E stai male – quasi un male fisico per quanto è grande – quando alla fine ti rendi conto che la tua vita è fuori dalla palestra. Non ci sono alternative.

Per me è stato così.

Ora da qualche anno faccio la giornalista. Mi piace scrivere per la tv. E’ bello vedere realizzato sul video ciò che è già tutto anticipatamente espresso – come in un film – nella mia mente.

Ma la ginnastica ritmica è parte di me. Impossibile trascurarla.

Questo sito, quindi, vuole essere la testimonianza della sinergia tra il mio lavoro e la mia passione.
Perché un pretesto, anche uno solo, per tornare al primo “grande” amore, bisogna sempre seminarselo dietro… quando si parte.

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